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Que pena ;(

16 Mar

QUIERO LLORAR MI PENA

Quiero llorar mi pena y te lo digo
para que tú me quieras y me llores
en un anochecer de ruiseñores,
con un puñal, con besos y contigo.

Quiero matar al único testigo
para el asesinato de mis flores
y convertir mi llanto y mis sudores
en eterno montón de duro trigo.

Que no se acabe nunca la madeja
del te quiero me quieres, siempre ardida
con decrépito sol y luna vieja.

Que lo que no me des y no te pida
será para la muerte, que no deja
ni sombra por la carne estremecida.

 

Federico Garcia Lorca

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Terza parte della storia

19 Dic

«Un caffè macchiato freddo, grazie».

La caffetteria dell’ospedale si sforzava di essere un luogo caldo e accogliente, ma dietro le vetrate colorate e i quadri di Mirò appesi alle pareti, era possibile percepire un non so ché di squallido e triste. Quelle tazzine anonime e le zuccheriere antigieniche sembravano riflettere l’indifferenza generale dei dottori intenti a sorseggiare caffé e a leggere giornali. Il tutto contrastava con il preoccupato pranzo veloce dei parenti dei pazienti, che passavano la maggior parte del giorno tra i corridoi e nelle sale d’attesa interrogando a sguardi chiunque passasse con un camice bianco da quelle parti.

«E così sei riuscita a cavartela oggi!»

Il caffè era amaro. Clara si girò e vide il ragazzo di quella mattina che si accomodava sullo sgabello di fianco al suo.

«Comunque io sono Victor, piacere.»

«Clara, piacere mio. E si, mi succede spesso di arrivare in ritardo il primo giorno. Che ci posso fare? È una mia caratteristica!», alzò le spalle e rise. «Ho una fortuna sfacciata, vero?»

«E diciamo anche che il professore ha sorvolato. Secondo me è una persona di cui ci si può fidare», aggiunse Victor. Ma Clara non ne era così sicura: nel corso degli anni aveva maturato l’abitudine a non fidarsi di nessuno, specialmente di quelle persone che si mostrano sincere e amabili; è un po’ l’inclinazione naturale di chi ha sofferto nella vita e non accetta ulteriori fregature!

Victor invece era un ragazzo positivo e solare, ciò non vuol dire che non avesse preoccupazioni né problemi, chiunque, in questa frenetica vita che non lascia abbastanza spazio ai sogni, ha dei problemi, ma egli sapeva affrontarli a viso aperto e con il sorriso.

«Di dove sei?» domandò a Clara.

«Zamora, e tu?»

«Cadiz. Ma ho un appartamento qui col mio ragazzo, da quattro anni ormai. Sembra ieri quando ci siamo trasferiti e tiravamo avanti lavorando in qualche bar per pagarci gli studi. Adesso lui fa il giornalista free lance e continua a studiare, mentre io spero di diventare un dottorone di fama internazionale» concluse Victor con un tono da annuncio pubblicitario ed esplodendo in una sana risata. Anche Clara sorrise, e aggiunse: «la mia famiglia è originaria di Siviglia, ma da piccola mi trasferì al nord con i miei genitori. Mia madre era insegnante di musica e mio padre lavorava in una clinica privata. Sono morti entrambi l’anno scorso, in un incidente in autostrada, mentre tornavano dal loro viaggio annuale a Siviglia: si recavano una volta l’hanno qui, a visitare mia nonna, la madre di mio padre. Inizialmente li accompagnavo spesso ma, crescendo, smisi di farlo. Non c’è un vero perché, forse per il fatto che ormai la mia vita era li, in Castilla. Eppure, dopo la loro scomparsa mi sono dovuta trasferire in questa città, dove ho l’unica parente che mi è rimasta. Ma praticamente è come se fosse un’estranea». Entrambi rimasero in silenzio a fissare il caffé che a poco a poco si raffreddava, mentre fuori iniziava a piovere.

«Dannazione, non ho l’ombrello!» esclamò Clara. Gentilmente Victor si offrì di accompagnarla a casa e lei, tentennante, accettò l’invito. Alla fine, il bilancio di quel primo giorno non era poi tanto negativo.

Seconda parte. Puntata2

29 Set

L’acre odore di disinfettante le pizzicò il naso e quel viavai di infermieri, dottori e parenti assonnati era quasi insopportabile.

Dopo una prima occhiata si diresse verso la portineria:

<<Buongiorno!>> fece.

La segretari, che era impegnata in una vivace discussione telefonica, le fece cenno di attendere alzando l’indice per chiederle un minuto. Infine, mettendo giù il telefono un po’ troppo vigorosamente:

<<Ha un appuntamento?>>

<<Veramente sarei una tirocinante che inizia lo stage oggi>>.

La segretaria la guardò con aria stupita inarcando le sopracciglia:

<< La presentazione è già iniziata, il Dottor XXXX sta facendo fare il giro dei

corridoi ai nuovi arrivati >>.

Pausa imbarazzante.

<<Signorina le conviene trovare un’ottima scusa mentre li aspetta. Sa, il

professore non sopporta i ritardatari>>.

"oooook, cominciamo bene!" Pensò Clara e, facendole un sorrisino a messo labbro

accompagnato da un cenno del capo, si allontanò dirigendosi verso i bagni.

 

Mentre camminava pensava alla balla da inventare per far sembrare il suo

ritardo il più giustificabile possibile; ma non le venne in mente nulla.

D’un tratto, anziché continuare verso i bagni, imboccò il corridoio a destra delle

scale e cominciò ad aggirarsi furtiva. Passò davanti allo spogliatoio, il

magazzino e un paio di uffici, facendo attenzione e voltando gli angoli con una

circospezione degna di un ladro o un fuggitivo. Ad un certo punto, proprio alla

fine del corridoio, vide una scia di ragazzi intenti a salire al piano di sopra.

"Dall’aspetto si direbbero proprio un gruppo di tirocinanti alla loro prima visita

in ospedale. Gli manca solo la macchina fotografica e gli occhi a mandorla!"

Si avvicinò all’ultimo della coda e gli chiese:

<< Siete i nuovi tirocinanti?>>

<<Si, signora>> . Si rivolse con tale deferenza che Clara pensò che l’avesse

scambiata per qualcuno di importante, un pezzo grosso, uno di quelli a cui è

sempre meglio leccare le chiappe.

"Bene!" pensò, e si intrufolò nel gruppetto facendo finta di nulla. Il ragazzo, che

dapprima era rimasto un po’ disorientato, dopo un attimo non se ne curò più e

tornò a penzolare dalla labbra del professore. Questi stava spiegando loro le

politiche dell’ospedale riguardo i turni:

<<E il capo del personale infermieristico vi darà ogni fine settimana la tabella

con i turni di pratica, che dovrete integrare alle ore di lezione, intesi?>> Smise di parlare, il Professor XXXX, per dar tempo ai novellini di memorizzare le informazioni. Dunque si girò verso di loro e, sul punto di pronunciare la fatidica frase "non ammetto negligenze", si fermò e fissò Clara.

<<Da quanto tempo è qui signorina?>>

<<Dall’inizio della presentazione, perchè?>>

XXXX la guardava perplesso, e si passò più volte l’indice sul mento, segno di riflessione, al che esclamò:

<<Strano che io non l’abbia notata prima!>> Detto ciò si girò e ricominciò il suo dovere da cicerone senza più fermarsi.

La continuerò mai?

19 Set
 Quando l’uomo chiese alla ragazza distratta che ore fossero, lei neance lo guardò. Si affrettò a rispondere e proseguì per la sua strada. Erano le 8:15 di una fredda mattina d’aprile, e fra un’ora tutto sarebbe cambiato per quella ragazza distratta. Attraverso il vento che soffiava forte e faceva i dispetti ai suoi capelli, si diresse alla fermata del tram, accese l’i-pod e si eclissò. Quel mondo fatto di note e parole era il suo rifugio, un caldo giaciglio che non vorresti mai abbandonare al mattino. Clara sapeva benissimo di essere in ritardo ma non se ne curava: non si può essere perfetti a questo mondo, non si può essere sempre in orario, impeccabili e puliti. Mentre era intenta ad osservare le persone che le stavano accanto, cosa che faceva di continuo data la sua indole curiosa, arrivò il tram. Clara salì ma non si sedette; le piaceva sfidare la forza di gravità che, ad ogni frenata o curva, tentava di attrarra al suolo. Fuori il giorno sembrava non volesse decidersi se vestirsi di sole o lavarsi con pioggia.
 
-Ch-ch-ch-ch-changes
(turn and face the strain)
Ch-ch-changes
Dont want to be a richer man
Ch-ch-ch-ch-changes
(turn and face the strain)
Ch-ch-changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me
But I cant trace time
Oh, come avrebbe voluto cantare a voce alta quella canzone ma se solo avesse osato, la società con il suo finto perbenismo, le avrebbe  imposto un’etichetta differente e le avrebbe volentieri pagato un biglietto di sola andata per l’ennesima corte dei miracoli.
Giunta alla sua fermata Clara si affrettò a scendere, sospirò e spense l’i-pod. Avrebbe attraversato la strada, salito la gradinata e, una volta entrata in ospedale, avrebbe iniziato il suo tirocinio. L’idea non la spaventava affatto, forse perchè era forte, forse perchè era inconsapevole e non aveva la minima idea di ciò che l’attendeva ma non si fermò a riflettere, non indugò. Con passo fermo e veloce varcò la soglia dell’ospedale, in ritardo di un quarto d’ora.

FULL METAL ALCHEMIST

23 Apr
Ogni volta che guardo questo anime mi immergo nel suo mondo. Un mondo fatto di cerchi alchemici e amore fraterno, decisioni irreversibili e viaggi interminabili.
E’ una delle storie più belle che io habbia mai sentito, intreccia bene passione e dolore e mette a nudo le debolezze umane, senza giudicarle. L’evoluzione dei personaggi è sublime, non solo dei personaggi principali ma anche di quelli secondari.
Ho finito di vederlo per la terza volta…e ancora mi ha fatto venire i brividi. Mi perdo volentieri nelle sue atmosfere magiche, immedesimandomi ora in questo ora in quell’altro personaggio. I valori che mette in luce sono nobili: primo fra tutti l’amore fraterno, poi la sacralità dell’amicizia, il rispetto per il diverso, l’importanza del perdono e della fiducia. La filosofia che ne sta alla base è quella dello "scambio equivalente": per ottenere qualcosa è necessario dare in cambio qualcos’altro del medesimo valore, senza sacrificio l’uomo non ottiene nulla. Questa verità verrà più volte minata nel corso dell’anime, soprattutto per il fatto che la tanto agognata "pietra filosofale" permette di eludere questo principio, ma alla fine trionferà come promessa fraterna.

 

EGO

3 Set
Ho riesumato un vecchio post…mi sono stupita alquanto…Ecco, ve lo faccio leggere:

Io credo che nell’umana stirpe ci sia un gene atroce: il gene dell’ignominia!

Ogni uomo è soggiogato dal suo destino: prima o poi dovrà compiere un atto veramente ignobile da avere una così tanta vergogna di sé stesso, che il rimorso lo trascinerà per ogni dove, fino al giorno della torturata sorte. Allora l’eco gli arriverà cristallina, come una nitida visione dal volto demoniaco e lui, spirando, sussurrerà il suo nome.

Il cavaliere della rosa scarlatta

9 Mar

Oh incantevole rosa in fiore

Scarlatti petali che grondano vita

Verdi foglie benevole

Fragrante e splendido effluvio

Che si riversa nellaere.

Il mio sangue

Accogli con le tua labbra

Con la tua lingua assaporane il gusto

Bagnatene la gola

E, morente,

avvizzisci

 

100 PASSI

21 Ott
Sei andato a scuola. Sai contare?
Come contare?
– Come contare? Uno, due, tre, quattro,…Sai contare?
Si, so contare!
– E sai camminare?
So camminare.
– E contare e camminare insieme lo sai fare?
Si, penso di si.
– E allora forza, conta e cammina! Dai. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci,…
Dove stiamo andando?
– Forza, conta e cammina!
Piano!
– …novanta, novantuno, novantadue, novantatre, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi ci abita qua?
E dai…
– Ah? U’
zù Tano ci abita qua!
Sch!! Parla piano!
– Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar e alla fine ti sembrano come te. “Salutiamo a zio Tano.” “I miei ossequi, Peppino.” “I miei ossequi, Giovanni” E invece sono loro i padroni di Cinisi. E MIO PADRE, LUIGI IMPASTATO, GLI “LECCA IL CULO” COME TUTTI GLI ALTRI! NON E’ ANTICO, E’ SOLO UN MAFIOSO, UNO DEI TANTI!
E’ nostro padre.
MIO PADRE! LA MIA FAMIGLIA! IL MIO PAESE! IO VOGLIO FOTTERMENE! IO VOGLIO SCRIVERE CHE LA MAFIA E’ UNA “MONTAGNA DI MERDA” IO VOGLIO URLARE CHE MIO PADRE E’ UN “LECCACULO”! Noi ci dobbiamo ribellare, prima che sia troppo tardi. PRIMA DI ABITUARCI ALLE LORO FACCE. PRIMA DI NON ACCORGERCI PIU’ DI NIENTE.

 

Da I cento passi di Marco Tullio Giordana


Un’ ODISSEA

7 Ott
Dal 26 di Agosto…
da quando presi quel libro in mano e lo aprii…
da quel fatidico giorno…
…studio sta cazzo di materia, per sto cazzo di esame che continuano a rimandarmi!
Era il 26 settembre.
No, poi il 26 no…troppo presto…
Facciamo il  3 ottobre…
No, sono tantissimi, deve slittare per forza…
Allora l’8 ottobre!
Ecco…io nn posso prevedere il futuro, ma se non riuscirò a fare l’esame domani, giuro, e sottolineo "giuro",
non mi presento più, non voglio contribuire a questa buffonata!!!
Ke organizzazione di merda!
 
Federico Garcìa, sostienimi dall’alto…
 
  Por una mirada un mundo
  por una sonrisa un cielo
  por un beso…yo no sé
  que te diera por un beso.

Per chi studia letteratura..

17 Set

Mariano José de Larra affermava che la letteratura è figlia della storia…

Io affermo ke Mariano José de Larra è figlio di ***

No, forse non dovevo cominciare il mio post così (d’altronde io Larra me lo sarei sposata!!) …..

Da capo:

 

La letteratura…che cos’è la letteratura?

a)     Un’espressione artistica;

b)    Una lettera dura, con un errore di stampa;

c)     Una materia che ti costringe a studiare mattina, pomeriggio e sera, lasciandoti senza neanche il tempo per andare regolarmente in bagno;

 

Ecco: io scelgo “c”.

SOLUZIONEà vai al profilo zero.

 

PROFILO ZERO:

sei un tipo sfigato, con un grande senso del dovere. Passi le giornate chiedendoti chi te l’ha fatto fare. La voglia di mandare tutto a puttane è sempre dietro l’angolo. Cerchi distrazioni ma subito ti chiudi in te stesso. Mangi come un maiale per ricaricarti e poi ti lamenti che stai mangiando troppo e soprattutto che stai perdendo tempo. È questo il tuo difetto: stai perdendo tempo; non stai facendo il tuo dovere in quanto sei qui a cazzeggiare. La tua unica missione è arrivare al giorno fatidico senza dimenticare ciò che hai assimilato. Il tuo grande incubo: parlare come un intellettualoide con termini colti che sembrano usciti da un romanzo storico.

Il colore che ti rappresenta: marrone (sottile allusione agli escrementi).

Il consiglio degli astri: smettila di affannarti perché, dopo il giorno fatidico, nel giro di un mese ti sarai scordato di tutto.

Il consiglio degli altri: vai in bagno regolarmente altrimenti poi sò *azzi!!!

Nessun Dorma

7 Set
Nessun dorma…nessun dorma
Tu pure o principessa, nella tua fredda stanza,
guardi le stelle, che tremano
d’amore…e di speranza.
Ma il mio mistero è chiuso in me
il nome mio nessun saprà
dilegua, oh notte
tramontate stelle, tramontate stelle;
all’alba vincerò…vincerò…
vinceeeerò!
 
 
Infinite volte l’ho ascoltata quest’aria.
la voce del maestro riecheggia ancora nella mia mente.
é li, immobile, fissa su quelle note.
Incisa nella memoria resterà per sempre,
quell’opera, la mia adorata.
Adesso due nomi pronunciandoli mi procurano dolore:
Il grande "Maestro" Pavarotti;
E il più grande "MAESTRO" Giacomo Puccini.
Cantala lassù quell’aria:
gli angeli ve ne saranno grati…

Don Alvaro o la fuerza del Sino

17 Ago
 
    Inferno,
  apri la tua bocca e ingoiami!
  Sprofondi il cielo,
  perisca la razza umana,
  sterminio,
  distruzione…!
 
 
(Sale sulla rupe e si getta)

Le sfide di Babele

26 Mag

Non ha più senso lottare contro la globalizzazione di quanto ne abbia lottare contro il montare della marea: c’è e basta!

La globalizzazione dei cieli ce l’ha insegnata Cernobyl; quella dei corpi l’ha dimostrata il virus dell’HIV; quella della paura è alta come le Twin Towers; quella delle informazioni è in tutti i nostri computer.

Bisogna evitare la globalizzazione delle menti, e quindi mantenere la diversità della concettualizzazione, dei punti di vista, dei modi di categorizzare il reale, di definire i colori- la pluralità delle lingue.

Le lingue sono una chiave. Il valore della chiave dipende dal valore della cassaforte che essa apre.

I listen to the sky

10 Apr

L’amore è inscindibile dal dolore.

È una sofferenza simile al sentirsi annegare

Sunspires y lagrimas

1 Apr

È dura…quando vuoi bene ad una persona e non puoi dirglielo.

Non parlo di un bene fraterno, un bene d’amicizia…parlo di un bene profondo, un bene che non è un bene, ma qualcosa di più…un bene che non si può descrivere…

Non puoi dirglielo. Non puoi. Non sai come potrebbe prenderla, non sai se rovinerai tutto.

Ma “tutto” cosa, poi? Non c’è nessun “tutto”.  Al massimo c’è un “qualcosa”…ma basta per aver timore. E allora lo dico a me stessa…lo sussurro di notte, nei sogni.

In quegli occhi c’è qualcosa. Qualcosa…nuvole che passano rapide, lampi di sospiri strozzati. Cose non dette, parole non pronunciate. Un attimo che, passando, lascia il segno. E intanto si arrovella la mente, si strazia, in una continua matassa di “vorreimanonposso”. Continua a riavvolgersi, sempre, inesorabile. Non ha fine, come il cielo, ma non il cielo che vedo fuori dalla mia finestra, ma il cielo che vedo nei tuoi occhi. Si muove, rapido. E con esso io. E cresce la mia incertezza, la mia inquietudine…non s’arresta mai.

Dovrei dimenticarmi di te. Ma non posso…e non voglio.

Aggiungo una poesia di Gustavo Adolfo Becquer…

 

Los sunspires son aire y van al aire

Las lagrimas son agua y van al mar

Dime, mujer, Cuando el amor se olvida, 

¿Sabes tu a donde va?

Una storia fantastica

26 Nov

Una principessa impossibile…

Tanti pretendenti trucidati, morti per la sua bellezza: invano hanno cercato d conquistare il suo cuore…

Un principe sconosciuto, venuto da lontano…

Riesce non a vincere la sua ostilità, ma la prova per la sua sottomissione.

Le da una possibilità, convinto che lei cercherà di sfruttarla, ma invano…

Lei riesce a sfruttare qsta possibilità: capisce che la chiave di tutto è l’amore.

 

No, no, nn è la trama di un film, ma di una delle più belle opere liriche che possano esistere: “La Turandot”

Godetevi la trama:

 

Atto I

Un mandarino annuncia alla folla che il principe di Persia, non avendo risolto i tre enigmi proposti da Turandot, sarà decapitato pubblicamente. All’annuncio, tra la folla, sono presenti un vecchio e una donna, che chiede aiuto. Accorre allora un giovane, che riconosce nell’anziano suo padre, Timur, re tartaro spodestato. Si abbracciano commossi e il giovane Calaf prega il padre e la schiava Liù, molto devota, di non pronunciare il suo nome: ha paura, infatti, dei regnanti cinesi, i quali hanno usurpato il trono del padre. Nel frattempo il boia affila la lama preparandola al momento dell’esecuzione, fissata per il momento in cui sorgerà la luna.

Ai primi chiarori lunari, entra il corteo che accompagna la vittima. Alla vista della vittima la folla, prima eccitata, si commuove e invoca la grazia per il condannato. Turandot allora entra e, glaciale, ordina il silenzio alla folla e con un gesto dà l’ordine al boia di giustiziare l’uomo.

Calaf, impressionato dalla regale bellezza di Turandot, decide di tentare anche lui la risoluzione dei tre enigmi. Timur e Liù tentano di fermarlo, ma lui si lancia verso il gong dell’atrio del palazzo imperiale. Tre figure lo fermano: Ping, Pong e Pang, tre ministri del regno, che tentano di convincere Calaf descrivendo l’insensatezza dell’azione che sta per compiere. Ma Calaf, quasi in una sorta di delirio, si libera di loro e suona tre volte il gong, invocando il nome di Turandot.

Atto II

Ping, Pong e Pang, di notte, si lamentano di come, in quanto ministri del regno, sono costretti ad assistere alle ormai molte sfortunate vittime di Turandot, mentre preferirebbero vivere una vita tranquilla in campagna. E intanto si avviano ad assistere all’ennesima esecuzione.

Sul piazzale della reggia, tutto è pronto per il rito dei tre enigmi. L’imperatore Altoum invita il principe ignoto, Calaf, a desistere, ma quest’ultimo rifiuta. Il mandarino fa dunque iniziare la prova mentre entra Turandot. La bella principessa spiega il motivo del suo comportamento: molti anni prima il suo regno era caduto nelle mani dei tartari e, in seguito a ciò, una sua antenata era finita nelle mani di uno straniero. In ricordo della sua morte, Turandot aveva giurato che non si sarebbe mai lasciata possedere da un uomo: per questo, aveva inventato questo rito degli enigmi, convinta che nessuno li avrebbe mai risolti.

Calaf, tuttavia, riesce a risolvere tutti e tre gli enigmi:

 

«Turandot: Straniero, ascolta:

"Nella cupa notte vola un fantasma iridescente. Sale e spiega l’ale sulla nera infinita umanità. Tutto il mondo l’invoca e tutto il mondo l’implora. Ma il fantasma sparisce coll’aurora per rinascere nel cuore. Ed ogni notte nasce ed ogni giorno muore!"

Calaf: Sì! Rinasce! Rinasce e in esultanza mi porta via con sé, Turandot: La Speranza!

Turandot: Sì, la speranza che delude sempre! "Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma. È talvolta delirio. È febbre d’impeto e ardore! L’inerzia lo tramuta in un languore. Se ti perdi o trapassi, si rafredda. Se sogni la conquista, avvampa, avvampa! Ha una voce che trepido tu ascolti, e del tramonto il vivido baglior!"

L’Imperatore: Non perderti, straniero!

La folla: È per la vita! Parla! Non perderti, straniero! Parla!

Liù: È per l’amore!

Calaf: Sì, Principessa! Avvampa e insieme langue, se tu mi guardi, nelle vene: Il Sangue!

Turandot: Percuotete quei vili! "Gelo che ti dà foco e dal tuo foco più gelo prende! Candida ed oscura! Se libero ti vuol ti fa più servo. Se per servo t’accetta, ti fa Re!" Su, straniero, ti sbianca la paura! E ti senti perduto! Su, straniero, il gelo che dà foco, che cos’è?"

Calaf: La mia vittoria ormai t’ha data a me!

Il mio fuoco ti sgela: Turandot!»

 

Turandot si butta ai piedi del padre e lo supplica di non consegnarla allo straniero, ma per l’imperatore la parola data è sacra. Turandot inveisce contro il Principe, facendogli notare che così conquista una donna riluttante e piena d’odio. Calaf spiega che cerca una donna che lo ami e la libera quindi dal giuramento proponendogli una nuova sfida: lui è pronto a morire se lei riuscirà prima dell’alba ad indovinare il suo nome. Il nuovo patto è accettato, mentre risuona solenne l’inno imperiale

Atto III

É notte e in lontananza si sentono gli araldi che portano l’ordine della principessa: quella notte nessuno deve dormire, il nome del principe ignoto deve essere scoperto ad ogni costo. Calaf intanto è sveglio, sognando le labbra di Turandot, finalmente libera dall’odio e dall’indifferenza.

Giungono Ping, Pong e Pang, che offrono a Calaf qualsiasi cosa per il suo nome. Ma il principe rifiuta. Nel frattempo, Liù e Timur vengono portati davanti ai tre ministri. Appare anche Turandot, che ordina loro di parlare. Liù, per difendere Timur, afferma di essere la sola a conoscere il nome del principe ignoto, ma dice anche che non svelerà mai questo nome. Subisce molte torture, ma continua a tacere, riuscendo a stupire Turandot: le chiede cosa le dia tanta forza per sopportare le torture, e Liù risponde che è l’amore a darle questa forza.

Turandot è turbata da questa dichiarazione, ma torna ad essere la solita gelida principessa: ordina ai tre ministri di scoprire ad ogni costo il nome del principe ignoto. Liù, capendo che non riuscirà a tenerlo nascosto ancora, riesce a prendere un pugnale e ad uccidersi, cadendo esanime ai piedi di Calaf.

Il corpo senza vita di Liù viene portato via seguito dalla folla che prega. Turandot e Calaf restano soli e lui la bacia. La principessa dapprima lo respinge, ma poi ammette di aver avuto paura di lui la prima volta che l’aveva visto, e di essere ormai travolta dalla passione. Tuttavia ella è molto orgogliosa, e supplica il principe di non volerla umiliare. Calaf le fa il dono della vita e le rivela il nome: Calaf, figlio di Timur.

Il giorno dopo, davanti al palazzo reale, davanti al trono imperiale è riunita una grande folla. Squillano le trombe e Turandot afferma di conoscere finalmente il nome dello straniero: "Amore!". Tra le grida di giubilo della folla, abbraccia Calaf abbandonandosi tra le sue braccia.