Terza parte della storia

19 Dic

«Un caffè macchiato freddo, grazie».

La caffetteria dell’ospedale si sforzava di essere un luogo caldo e accogliente, ma dietro le vetrate colorate e i quadri di Mirò appesi alle pareti, era possibile percepire un non so ché di squallido e triste. Quelle tazzine anonime e le zuccheriere antigieniche sembravano riflettere l’indifferenza generale dei dottori intenti a sorseggiare caffé e a leggere giornali. Il tutto contrastava con il preoccupato pranzo veloce dei parenti dei pazienti, che passavano la maggior parte del giorno tra i corridoi e nelle sale d’attesa interrogando a sguardi chiunque passasse con un camice bianco da quelle parti.

«E così sei riuscita a cavartela oggi!»

Il caffè era amaro. Clara si girò e vide il ragazzo di quella mattina che si accomodava sullo sgabello di fianco al suo.

«Comunque io sono Victor, piacere.»

«Clara, piacere mio. E si, mi succede spesso di arrivare in ritardo il primo giorno. Che ci posso fare? È una mia caratteristica!», alzò le spalle e rise. «Ho una fortuna sfacciata, vero?»

«E diciamo anche che il professore ha sorvolato. Secondo me è una persona di cui ci si può fidare», aggiunse Victor. Ma Clara non ne era così sicura: nel corso degli anni aveva maturato l’abitudine a non fidarsi di nessuno, specialmente di quelle persone che si mostrano sincere e amabili; è un po’ l’inclinazione naturale di chi ha sofferto nella vita e non accetta ulteriori fregature!

Victor invece era un ragazzo positivo e solare, ciò non vuol dire che non avesse preoccupazioni né problemi, chiunque, in questa frenetica vita che non lascia abbastanza spazio ai sogni, ha dei problemi, ma egli sapeva affrontarli a viso aperto e con il sorriso.

«Di dove sei?» domandò a Clara.

«Zamora, e tu?»

«Cadiz. Ma ho un appartamento qui col mio ragazzo, da quattro anni ormai. Sembra ieri quando ci siamo trasferiti e tiravamo avanti lavorando in qualche bar per pagarci gli studi. Adesso lui fa il giornalista free lance e continua a studiare, mentre io spero di diventare un dottorone di fama internazionale» concluse Victor con un tono da annuncio pubblicitario ed esplodendo in una sana risata. Anche Clara sorrise, e aggiunse: «la mia famiglia è originaria di Siviglia, ma da piccola mi trasferì al nord con i miei genitori. Mia madre era insegnante di musica e mio padre lavorava in una clinica privata. Sono morti entrambi l’anno scorso, in un incidente in autostrada, mentre tornavano dal loro viaggio annuale a Siviglia: si recavano una volta l’hanno qui, a visitare mia nonna, la madre di mio padre. Inizialmente li accompagnavo spesso ma, crescendo, smisi di farlo. Non c’è un vero perché, forse per il fatto che ormai la mia vita era li, in Castilla. Eppure, dopo la loro scomparsa mi sono dovuta trasferire in questa città, dove ho l’unica parente che mi è rimasta. Ma praticamente è come se fosse un’estranea». Entrambi rimasero in silenzio a fissare il caffé che a poco a poco si raffreddava, mentre fuori iniziava a piovere.

«Dannazione, non ho l’ombrello!» esclamò Clara. Gentilmente Victor si offrì di accompagnarla a casa e lei, tentennante, accettò l’invito. Alla fine, il bilancio di quel primo giorno non era poi tanto negativo.

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Una Risposta to “Terza parte della storia”

  1. Loris 21 dicembre 2009 a 21:58 #

    bella bella….aspetto il seguito..:-)

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